Storia del divano: origini ed evoluzione fino a oggi
A di Alice GattiRedazioneIl divano è talmente parte della nostra quotidianità che raramente ci fermiamo a pensare da dove venga. Eppure dietro questo mobile, oggi simbolo assoluto di comfort e convivialità, c'è un percorso lunghissimo che attraversa civiltà antiche, rivoluzioni industriali e cambiamenti nel modo di vivere la casa.
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Capire la storia del divano, le sue origini e le tappe che lo hanno trasformato, non è solo un esercizio di curiosità: aiuta anche a capire perché oggi scegliamo forme, materiali e configurazioni così diverse tra loro. Un viaggio che parte da migliaia di anni fa e arriva dritto nei nostri salotti moderni.
Le origini antiche: tra Egitto e Mesopotamia
Le prime forme di seduta imbottita o rialzata risalgono alle civiltà antiche del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Già nell'antico Egitto esistevano panche e lettini rialzati, spesso riservati a faraoni e figure di alto rango, decorati con intarsi e materiali pregiati. Non erano ancora divani nel senso moderno, ma svolgevano una funzione simile: offrire una postura comoda per riposare, mangiare o ricevere ospiti.
In Mesopotamia e in altre culture del Vicino Oriente si diffusero superfici rialzate coperte da cuscini e tessuti, pensate per il riposo diurno. L'idea di fondo era già chiara: creare uno spazio elevato dal pavimento, più confortevole di una semplice stuoia o di una sedia rigida.
Il modello greco-romano: il triclinio
Un salto importante avviene con la civiltà greca e, soprattutto, romana. Il triclinio è probabilmente l'antenato più diretto del divano come lo intendiamo oggi. Si trattava di un lettino basso e allungato, spesso disposto in gruppi di tre attorno a un tavolo, su cui i commensali si sdraiavano semiadagiati durante i banchetti.
Il triclinio introduce due elementi fondamentali che ritroveremo per secoli:
- la funzione sociale della seduta, legata al convivio e alla condivisione
- l'uso di imbottiture e tessuti per aumentare il comfort
Con la caduta dell'Impero Romano, però, questo tipo di arredo perde importanza per secoli, sostituito da sedute più semplici e funzionali durante l'Alto Medioevo.
Dal Medioevo al Rinascimento: nascono i primi divani
È tra il tardo Medioevo e il Rinascimento che comincia a comparire qualcosa di più simile al divano contemporaneo. Nelle case nobiliari si diffondono panche lunghe, spesso addossate alle pareti, coperte da cuscini e tessuti pregiati per aumentare il comfort e sottolineare lo status sociale di chi le possedeva.
Il termine stesso "divano" racconta un pezzo di questa storia. La parola arriva dal persiano "dīwān", che indicava in origine un registro amministrativo e poi, per estensione, la sala del consiglio dove i dignitari ottomani sedevano su lunghe panche imbottite addossate alle pareti. Attraverso il turco e i contatti commerciali con l'Oriente, la parola approda nelle lingue europee proprio per indicare quella seduta bassa, continua e ricca di cuscini che gli ambasciatori e i viaggiatori vedevano nelle corti ottomane. Un'origine che spiega anche il fascino "esotico" che il divano conservò a lungo nell'immaginario europeo.
Il Seicento e il Settecento: il divano conquista i salotti
È tra XVII e XVIII secolo che il divano diventa un vero protagonista dell'arredamento europeo. In Francia si afferma il canapé, seduta a due o tre posti con braccioli e schienale imbottiti, mentre in Inghilterra si diffonde il termine "sofa", anch'esso di origine orientale (dall'arabo "suffa", panca coperta di cuscini).
Sono i decenni in cui l'arte della tappezzeria compie passi da gigante: crine, piume e lana per le imbottiture, sete e velluti per i rivestimenti, strutture in legno intagliato e dorato. Il divano diventa il centro del salotto aristocratico, il luogo della conversazione: non a caso nascono forme pensate proprio per stare vicini e parlare, come i piccoli divani a due posti che ancora oggi chiamiamo "confidenti".
In questo periodo prende forma anche uno dei modelli più iconici di sempre: il Chesterfield, con la sua caratteristica lavorazione capitonné, i bottoni affondati nella pelle e i braccioli alla stessa altezza dello schienale. La tradizione ne attribuisce la commissione a Lord Philip Stanhope, quarto conte di Chesterfield, nell'Inghilterra del Settecento, anche se non esistono documenti certi a confermarlo: quel che è sicuro è che il modello attraverserà tre secoli senza passare mai di moda.
L'Ottocento: la rivoluzione delle molle e la borghesia
La vera svolta verso il comfort moderno arriva con l'Ottocento e la rivoluzione industriale. L'introduzione delle molle metalliche nelle imbottiture, brevettate e perfezionate nella prima metà del secolo, cambia per sempre la seduta: il divano non è più solo una panca ben rivestita, ma una struttura elastica che accoglie il corpo.
Allo stesso tempo, la produzione industriale abbassa i costi e il divano esce dai palazzi nobiliari per entrare nelle case della borghesia. In epoca vittoriana il salotto diventa la stanza della rappresentanza domestica e il divano il suo cuore: forme opulente, tessuti pesanti, lavorazioni capitonné e un'idea di comfort che è anche esibizione di benessere raggiunto.
Il Novecento: dal design d'autore al divano per tutti
Il XX secolo trasforma il divano in oggetto di design. I maestri del movimento moderno ripensano la seduta partendo dalla funzione: linee essenziali, strutture a vista, cuscini geometrici. Nascono pezzi entrati nella storia del design, come il divano LC2 disegnato nel 1928 da Le Corbusier con Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, con la sua struttura tubolare in acciaio che "contiene" i cuscini in pelle.
Il dopoguerra porta altre due rivoluzioni. La prima è tecnologica: le schiume poliuretaniche e i nuovi materiali sintetici sostituiscono progressivamente crine e molle tradizionali, rendendo i divani più leggeri, economici e facili da produrre. La seconda è funzionale: si diffondono il divano letto, risposta perfetta alle case sempre più compatte delle città, e il divano componibile, che permette di adattare la seduta allo spazio invece del contrario.
Nel frattempo il baricentro della casa si sposta: con l'arrivo della televisione, il divano abbandona la parete del salotto "buono" e si orienta verso lo schermo, diventando il luogo dove la famiglia si riunisce ogni sera. È il passaggio definitivo dal divano come rappresentanza al divano come vita quotidiana.
Il divano oggi: comfort, modularità e sostenibilità
Il divano contemporaneo è l'erede di tutta questa storia, e la riassume nelle sue mille varianti. Le configurazioni a isola e i modelli con penisola o chaise longue riprendono l'idea antica della seduta su cui distendersi; i sistemi modulari e riconfigurabili rispondono a case che cambiano spesso; i meccanismi relax, i poggiatesta regolabili e le sedute motorizzate portano il comfort a livelli impensabili anche solo trent'anni fa.
Le tendenze più recenti guardano soprattutto a tre direzioni: la sostenibilità, con imbottiture riciclate, legni certificati e rivestimenti sfoderabili che allungano la vita del prodotto; la flessibilità, con divani pensati per lavorare, mangiare e dormire oltre che per sedersi; e il ritorno delle forme morbide e avvolgenti, curve e volumi generosi che rimettono al centro l'idea di rifugio domestico.
Una storia che parla di noi
Dalla panca del triclinio romano al modulare del soggiorno open space, la storia del divano è in fondo la storia di come è cambiato il nostro modo di stare insieme in casa. Ogni epoca ha avuto il divano che le somigliava: strumento di banchetto, simbolo di status, palcoscenico della conversazione, approdo serale davanti alla TV. Ed è probabilmente per questo che, tra tutti i mobili, resta quello a cui siamo più affezionati: perché non arreda soltanto una stanza, ma racconta il modo in cui viviamo.