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Edifici sostenibili: non basta più consumare poco
Curiosità martedì 14 luglio 2026 · ⏱️ 4 min di lettura

Edifici sostenibili: non basta più consumare poco

A di Antonio BerlettiRedazione

Il modo di valutare la sostenibilità di un edificio sta cambiando. Secondo un'analisi della società di consulenza ESG Ollum, nel comparto delle costruzioni aumenta la richiesta di certificazioni ambientali, materiali tracciabili e prestazioni che si possano effettivamente misurare. A spingere in questa direzione ci sono le nuove regole europee sugli edifici e il Regolamento Prodotti da Costruzione, che impongono prove concrete a sostegno delle affermazioni di sostenibilità.

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Perché il risparmio energetico da solo non basta più

Per lungo tempo l'espressione "edificio green" ha coinciso quasi esclusivamente con il tema dei consumi: bollette ridotte, cappotti termici, pannelli fotovoltaici, classi energetiche migliori. Oggi il quadro si è ampliato. Abitazioni, uffici, hotel, scuole, stabilimenti e cantieri vengono giudicati anche in base alla qualità dei materiali impiegati, alle emissioni prodotte lungo l'intero ciclo di vita, alla salubrità degli spazi interni, alla gestione dell'acqua, al comfort di chi li vive e alla possibilità di dimostrare con numeri le proprie prestazioni ambientali.

"Il settore delle costruzioni sta vivendo un cambio di prospettiva", osserva Davide Treghini, Co-Founder di Ollum. "La sostenibilità di un edificio non si misura più solo guardando ai consumi in fase d'uso. Conta sempre di più l'intero ciclo di vita: da come vengono scelti i materiali a come viene progettato il cantiere, fino alla gestione dell'edificio nel tempo".

Cosa rende davvero sostenibile un immobile

La classe energetica resta un parametro rilevante, ma non è più sufficiente a raccontare la qualità ambientale complessiva di un edificio. Oggi entrano in gioco fattori come le emissioni incorporate nei materiali, la provenienza dei prodotti, la presenza di dichiarazioni ambientali verificate, la qualità dell'aria interna, l'efficienza idrica e la capacità di resistere ai cambiamenti climatici.

Cresce così l'attenzione verso strumenti di misurazione più completi, come l'analisi del ciclo di vita (LCA), le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) e la mappatura dei materiali. L'obiettivo non è soltanto costruire edifici meno energivori, ma poter dimostrare in modo trasparente le prestazioni ambientali dell'intero progetto. Nella stessa direzione si muovono le principali certificazioni internazionali, come LEED, BREEAM e WELL, che valutano energia, materiali, qualità degli ambienti interni, acqua, gestione del sito e innovazione.

In Italia i progetti certificati crescono del 29%

I numeri confermano la tendenza. Secondo i dati diffusi da USGBC/GBCI, nel 2024 l'Italia ha certificato 174 progetti LEED per oltre 2,1 milioni di metri quadrati, entrando all'ottavo posto nella classifica mondiale dei Paesi più attivi su LEED al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2023 i progetti erano 135: in dodici mesi la crescita è stata di circa il 29%. Un dato che segnala come la sostenibilità stia diventando un criterio competitivo, oltre che ambientale.

La spinta normativa europea

Il fenomeno non nasce solo da una maggiore sensibilità verso l'ambiente, ma anche da un quadro normativo europeo sempre più orientato a misurare e ridurre l'impatto del settore. La nuova Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD, la cosiddetta "Direttiva Case Green") punta a migliorare il patrimonio edilizio verso edifici a emissioni zero, guardando non solo all'energia consumata durante l'uso ma anche alle emissioni prodotte prima e dopo la vita utile dell'immobile.

In parallelo, il nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) rafforza il peso delle informazioni tecniche e ambientali sui prodotti, aprendo la strada a dichiarazioni più complete, maggiore tracciabilità e allo sviluppo del passaporto digitale dei materiali. Di conseguenza progettisti e imprese avranno bisogno di dati affidabili, mentre i produttori dovranno fornire documentazione chiara e verificabile.

Materiali e dati come leva di competitività

Calcestruzzo, acciaio, laterizi, isolanti, serramenti, pavimenti e rivestimenti non vengono più scelti solo per prezzo e prestazioni funzionali, ma anche per impatto ambientale, contenuto di riciclato, durabilità e documentazione disponibile. In questo scenario le EPD diventano strumenti strategici, perché permettono di comunicare in modo verificato gli impatti di un prodotto e possono facilitare l'accesso a gare, Criteri Ambientali Minimi (CAM) e protocolli di certificazione.

"Molte aziende si avvicinano alle certificazioni perché ricevono una richiesta da un cliente, da un investitore o da una gara", aggiunge Treghini. "Ma il valore vero nasce quando la certificazione diventa uno strumento di progettazione e non solo un adempimento finale. Se i dati vengono raccolti troppo tardi, il rischio è scoprire criticità quando il progetto è già avanzato".

In un comparto chiamato a ridurre consumi, emissioni e impatti, il "bollino" della sostenibilità non è più un semplice simbolo: è la parte visibile di un lavoro fatto di misurazioni, documenti e scelte progettuali basate su dati verificabili.

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